In occasione del terzo anniversario dall’attacco russo all’Ucraina, come associazione Centro Popolare abbiamo organizzato lunedì 24 febbraio in Senato la presentazione del libro “La nuova guerra contro le democrazie” di Maurizio Molinari. Alla presenza dell’Ambasciatore ucraino in Italia, Yaroslav Melnyk, dell’Ambasciatore di Israele in Italia, Jonathan Peled, dei senatori Lucio Malan e Pier Ferdinando Casini.
Oltre che sulla crisi ucraina, l’incontro si è rivelato un’importante occasione di confronto sullo stato dei rapporti euro-atlantici e sull’approccio italiano a scenari geopolitici dirompenti.
L’Unione ha fatto un lavoro straordinario ai tempi del Covid, prima di allora ha garantito la pace nel nostro continente, è stata al fianco dell’Ucraina senza tentennamenti fin dal primo momento e con due diversi governi e con finanziamenti nel complesso simili a quelli statunitensi. Ma è ininfluente sulla soluzione degli eventi critici. In Medio Oriente come in Ucraina. Oggi chi vuole realmente difendere l’Unione Europea deve battersi per uno scatto in avanti e per recuperare una visione. Può farlo solo se decide di darsi una politica estera comune e una difesa comune e se esce dalla dimensione estemporanea e dalle illusioni di grandeur dei singoli stati. Insieme a ciò dobbiamo preoccuparci di far crescere le nostre economie, snellire la burocrazia, investire le risorse che occorrono, aiutare le imprese: è la strada indicata con chiarezza da Draghi e va percorsa”.
Di fronte ai pericoli che abbiamo di fronte, inoltre, il nostro primo dovere è evitare la frantumazione interna, dobbiamo scongiurare il rischio di tornare a utilizzare la politica estera per fini politici interni. In politica estera il Paese deve essere unito. Non mi sono piaciuti i distinguo in occasione degli attacchi russi al presidente Mattarella. Un Paese le cui istituzioni sono sotto attacco, ha il dovere di rispondere con una sola voce. E sbaglia la sinistra italiana ad attaccare il governo: quando Schlein dice a Giorgia Meloni che deve scegliere tra Trump e l’Europa, compie un salto in avanti, dando per scontrato che l’alleanza atlantica sia già rotta. Così però non si fa il bene né dell’Italia nè dell’Europa.